martedì 17 luglio 2012

CONTRIBUTO DEL PD PER LA CITTA' DOPO IL TERREMOTO



 Nella sede della Federazione di Mantova del Partito Democratico si è svolta venerdì 13 luglio una conferenza stampa sul tema “Contributo del Partito Democratico di Mantova per la ricostruzione del patrimonio della Città di Mantova dopo il terremoto.” Sono intervenuti il segretario provinciale PD Massimiliano Fontana, il deputato PD On. Marco Carra, il responsabile provinciale Enti Locali Vanni Marchetti, il capogruppo in consiglio comunale Giovanni Buvoli con i consiglieri Fiorenza Brioni (ex sindaco) e Doriano Piva, l’assessore provinciale Francesca Zaltieri.  “Anche la Lombardia dovrebbe fare un accordo per istituire un coordinamento e rendere più efficaci gli interventi – ha detto in apertura il segretario provinciale Fontana, anche aumentando il numero di tecnici al lavoro per individuare meglio e più velocemente i danni, in particolare quelli subiti dai beni vincolati, che comprendono beni privati, ecclesiastici e monumenti storici. Nella fase della ricostruzione, per individuare soluzioni semplici ed efficaci per i progetti di recupero e di restauro, è indispensabile un lavoro di squadra tra commissari per l’emergenza, regioni, sovrintendenze e le amministrazioni locali”. Fontana ha poi evidenziato l’importante intervento messo a punto dall’On. Marco Carra presso il governo. Infatti dall’On. Marco Carra è partita la richiesta di integrare l'elenco dei comuni includendo anche il comune di Mantova nell'ambito di applicazione del decreto-legge per gli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che del 20 e 29 maggio 2012. Infatti – ha detto l’On. Carra -  tra i destinatari degli interventi per la ricostruzione, dall'elenco dei comuni danneggiati, insieme al comune di Ferrara, è stato escluso anche il comune di Mantova che ha subito importanti danni al suo patrimonio storico artistico culturale, perciò è stato indispensabile presentare la richiesta al governo di integrare l’elenco dei comuni. Il governo ha accolto la richiesta e si è impegnato in un prossimo provvedimento ad inserire Mantova. Ma Longfils sbaglia indirizzo prendendosela con il Governo, perché se Mantova manca dall’elenco dei comuni terremotati la responsabilità sta in capo alla Regione Lombardia, a cui spettava il compito di inviare l’elenco dei comuni lombardi. Se la prenda dunque con gli amministratori regionali visto che ben conosce, visto che c’è una maggioranza omogenea. E della solidarietà ‘pelosa’ di Formigoni non sappiamo che farcene, dato che anche in questa circostanza drammatica e d’emergenza si è confermato un disastro totale”. Carra ha annunciato l’invio imminente di una lettera al sindaco Sodano. “Lo inviteremo a convocare i parlamentari mantovani per condividere un modo unitario di confrontarci con la Regione e con il governo, per fare insieme massa critica. Purtroppo il sindaco di Mantova in questi due anni ha convocato i parlamentari solo per lanciare l’idea di Mantova capitale cultura. Per tutti gli altri problemi ha voluto fare di testa sua e i risultati sono sempre stati gli stessi che ha portato a casa per Palazzo del Podestà: essere  ricevuto dall’usciere”. 

RELAZIONE DEL SEGRETARIO NAZIONALE BERSANI

Dalla parte dell'Italia con responsabilità e fiducia
Relazione del Segretario Pier Luigi Bersani all'Assemblea nazionale del PD, 14 luglio 2012: "Tocca a noi risvegliare una riscossa democratica e civica, il senso di una responsabilità comune, l’orgoglio di essere italiani ed europei, l’idea di una politica fatta di gente seria, sobria e perbene; di una politica che conosce la vita comune, la frequenta, la sa interpretare. Dunque, una risposta democratica, civica, riformatrice. E una risposta di governo.Mettiamoci un po’ di sicurezza, di solidità e di fiducia". In coda gli ordini del giorno su esodati e spending review approvati dall'Assemblea. Segui lo storify dell'Assemblea nazionale
Siamo davanti al Paese e ad un Paese molto, molto turbato. Oggi parleremo dunque di Italia, parleremo di politica e parleremo di Partito Democratico in quanto utile ad una buona politica per l’Italia.
Stiamo vivendo il tempo della grande crisi, la più grande dal dopoguerra, che ci accompagnerà per un tempo non breve e secondo un percorso che nessuno oggi, in verità, è in grado di descrivere o prevedere. Un tempo non ordinario, un tempo di grande responsabilità. Abbiamo recentemente tenuto una Direzione nazionale molto importante. L’abbiamo tenuta dopo il risultato non scontato e davvero straordinario delle elezioni amministrative. Unanimemente, abbiamo detto in quella Direzione: tocca a noi. “Tocca a noi” non è una pretesa. E’ una assunzione di responsabilità. E’ un impegno a portare la nostra forza, a investire la nostra forza sul punto principale della questione italiana: il governo della lunga crisi e quindi il rapporto fra politica e società, essendo evidente che non può esserci governo della crisi in presenza di un generale discredito della politica. Qui siamo già di fronte a un dilemma europeo. 
Nella lunga crisi si vanno formando e riassestando in tutta Europa i grandi orientamenti della pubblica opinione e i movimenti della politica. Non c’è dubbio che l’Europa, dopo la cura decennale della destra, sta affrontando la crisi senza la materia prima fondamentale, quella cioè della solidarietà e della cooperazione. Ci accorgiamo che non è solo questione di interessi, ma è questione di senso comune, di ideologia. Senza quella materia prima (la reciprocità, la cooperazione, il destino comune) le ricette non possono essere generose. Le ricette sono quelle di una ortodossia imposta da chi è più al riparo, e quindi seccamente difensive, con il primato affidato a politiche restrittive che danno via libera sia alla recessione sia a fenomeni di radicalizzazione e di distacco dalla politica. In altre parole e in ultima analisi: si sta uccidendo la fiducia, l’idea stessa che si possa uscire dai problemi. 
Chi scommette contro l’Euro e vuol guadagnarci, alza la posta tutti i giorni e sceglie i punti di leva più favorevoli per ribaltare il carro. E uno dei punti di leva siamo noi, è l’Italia. Come ci ha ricordato il Governatore di Banca d’Italia più della metà del nostro spread è in realtà giocato contro l’Euro. E perché mai dovrebbe finire il gioco, se dopo un vertice europeo pur positivo, dal giorno dopo la tela di Penelope ricomincia a disfarsi? E intanto 100 punti di spread ci costano 3 miliardi all’anno e quei miliardi li inseguiamo con manovre e le manovre incoraggiano una recessione che sarà quest’anno fra il 2 e il 3 per cento. Una cosa mai vista. 
Chi scommette sulla disarticolazione dell’Euro ricava di riflesso un aiuto enorme dall’estendersi di aree di scetticismo e di rifiuto all’interno della zona Euro e più largamente nei paesi dell’Unione. Nella crisi infatti si affaccia in Europa una questione democratica. Se ne parla troppo poco, davvero troppo poco. Non vado qui nel dettaglio, ma se consideriamo paesi come Gran Bretagna, Francia, Irlanda, Olanda, Danimarca, Grecia, Polonia, Finlandia, Ungheria, Norvegia, Belgio, Austria e guardiamo i più recenti dati elettorali o le più recenti rilevazioni noi vediamo ovunque, per tacere dell’Italia, formazioni politiche che, pur in diverso grado, sono antieuropee, antieuro, antislam, spesso xenofobe e quasi sempre a impronta populista. In alcuni casi si tratta dichiaratamente di formazioni neofasciste o neonaziste. Siamo a pochi giorni dall’anniversario di Utoya e non possiamo toglierci dalla mente quelle ragazze e quei ragazzi sterminati da una ideologia sanguinaria. Queste formazioni si muovono in dimensioni che valgono o il 7, o il 12 o il 20, o il 25 per cento dei consensi e sono in grado, ecco il punto, di condizionare fortemente e di paralizzare le posizioni delle destre liberali ed europeiste. Ad esempio il progressivo coagulo di posizioni euroscettiche in Germania (già ieri nei liberali tedeschi e oggi nei cristianosociali bavaresi e nella destra CDU) la dice lunga sulle dinamiche in corso. 
Ecco allora il punto politico di fondo: se crescono fenomeni di grave sbandamento e regressione, se si alzano messaggi populisti che possono nascere in luoghi diversi ma finiscono sempre a destra; se questi fenomeni hanno a che fare con una crisi che sarà ancora lunga e incerta e se conveniamo che è assurdo e distruttivo affidarsi sempre a una doppia verità, per cui ciò che va verso l’Europa lo si fa in segreto per poi raccontarlo al ribasso ad una opinione pubblica sempre più scettica, allora è necessario concludere che bisogna finalmente andare in campo aperto, alzare le bandiere e combattere davvero. I Progressisti in Europa e in Italia hanno il dovere di unirsi credibilmente; hanno il dovere di impugnare, oltreché la questione sociale, la questione democratica e di rivolgersi a tutte le forze che credono ad una prospettiva europea, ai grandi valori delle Carte Costituzionali e ai fondamenti stessi della civilizzazione europea; hanno il dovere di proporre alle forze europeiste una vera e propria costituente europea.
Tutto questo, anche in Italia e forse in Italia più che in ogni altro Paese, è il senso di fondo del progetto e della proposta politica. Il resto è cronaca, una cronaca che spesso purtroppo finisce nel chiacchiericcio e nel pettegolezzo politico. Ma quel che sta passando stavolta non è la cronaca, è la storia! Succedono cose che non si sono mai viste. La società le percepisce. Un piccolo imprenditore le percepisce. Un esodato le percepisce. Bisogna dare prova che lo percepiamo fino in fondo anche noi e che non ci stiamo guardando la punta delle scarpe. 

Nei prossimi mesi dovremo parlare all’Italia e risvegliare non un sogno ma una ragionevole fiducia, una speranza fondata. Mettendoci all’attacco. Perché mai, non dico uno speculatore, ma un onesto risparmiatore del modo dovrebbe prestarci soldi se in Italia prendesse voti chi dice (un giorno sì e l’altro no) che bisogna uscire dall’Euro, scherzando con la prospettiva di un drammatico impoverimento di milioni e milioni di persone; o se prendesse voti chi dice che non dobbiamo pagare i debiti. Perché mai quel risparmiatore dovrebbe aver fiducia nell’Italia se l’Italia di nuovo scegliesse la strada dell’eccezionalismo, di soluzioni sconosciute alle democrazie del mondo? Liste di fantasia, partiti per procura, leadership invisibili e senza controllo o (sono notizie di questi giorni) agghiaccianti ritorni? Perché se gli italiani scelgono soluzioni avventurose o disperate gli altri dovrebbero scommettere su di noi? Tocca noi.Tocca a noi risvegliare una riscossa democratica e civica, il senso di una responsabilità comune, l’orgoglio di essere italiani ed europei, l’idea di una politica fatta di gente seria, sobria e perbene; di una politica che conosce la vita comune, la frequenta, la sa interpretare. Dunque, una risposta democratica, civica, riformatrice. E una risposta di governo.

Con questa ispirazione e con questa tensione noi dobbiamo nei prossimi mesi sorreggere la transizione e accendere la prospettiva. 
Non ci è facile sorreggere la transizione. E guai se, nel riaffermare la nostra lealtà, noi perdessimo il contatto con il disagio forte che c’è nel Paese e lo abbandonassimo a pericolose derive. Questo non deve significare mai mettersi in coda al disagio. Deve significare parlare al disagio e offrirgli una possibilità, una prospettiva. E ricordare innanzitutto chi ci ha portati fin qui, a questo punto della crisi economica e sociale e del rapporto fra politica e società: dieci anni disastrosi del Governo berlusconiano e leghista, dieci anni di favole e di svago, dieci anni conclusi con un patto di emergenza stretto con l’Unione Europea, non da Monti, ma da Berlusconi e Tremonti, un patto di cui mese dopo mese sentiamo il peso drammatico. L’ho già detto: il pompiere può anche fare degli errori ma non è lui che ha appiccato il fuoco e sarebbe curioso che colui che ha appiccato il fuoco si permettesse adesso di fare le pulci al pompiere che comunque ha impedito che il fuoco dilagasse. Noi, che ci stiamo caricando di responsabilità non nostre in nome della salvezza del Paese, noi che siamo ancora minoranza in questo Parlamento, noi abbiamo non solo il diritto ma anche il dovere di dire sempre quel che faremmo e quel che faremo davanti a misure, provvedimenti o riforme che non corrispondono o corrispondono solo in parte al nostro pensiero. Questo vale oggi per la cosiddetta spending review. 

La formula contiene una sfida che raccogliamo e che raccoglieremo. Noi non siamo il partito delle tasse. Nel provvedimento ci sono contenuti che condividiamo, che sono anche nostri e che vogliamo anzi rafforzare e che riguardano la semplificazione istituzionale e il peso della pubblica amministrazione. Ma per quello che riguarda i servizi reali alle persone, sanità, servizi locali, istruzione e cultura noi siamo per correggere e alleggerire per non aggravare una situazione già molto deteriorata. E continuo a dire che qualcosa bisogna pur fare per muovere l’economia e contrastare la recessione. I pagamenti alle imprese, un po’ di investimenti da affidare ai Comuni, qualche misura più forte per sollecitare la mobilitazione del risparmio privato sulla casa, sul risparmio energetico, sull’agenda digitale. Vedo che, in mezzo a tutti questi problemi, si sta aprendo una discussione singolare sul tasso di continuità o di discontinuità auspicabili rispetto a questa transizione. Non capisco il dilemma. Si intende, ad esempio, che si dovrà tenere l’asse di una ferma presenza dell’Italia nella prospettiva Europea, che bisognerà tenere i conti a posto, prendersi delle responsabilità, mettere competenza, rigore, autorevolezza nell’azione di Governo? Sì, è così, non c’è dubbio! Tutto questo dal ’94 ad oggi sta nel DNA della nostra cultura di governo ben conosciuta e sperimentata in Europa. 

Significa invece che noi avremmo fatto le pensioni proprio così, l’IMU proprio così, il mercato del lavoro proprio così, le liberalizzazioni proprio così, la spending review proprio così? Significa che dovremmo rinunciare a ribaltare la vergognosa situazione della RAI, ad avere una legge contro la corruzione, a regolare civilmente la cittadinanza, ad avere un rapporto ben diverso con gli Enti locali, e così via? Penso proprio di no. Inviterei a non cadere sempre nella ricerca di punti di distinzione, a volte, lasciatelo dire al Segretario, un po’ metafisici, stucchevoli e fastidiosissimi per la nostra gente. E’ evidente che la questione centrale non è certo Monti. La questione centrale è la base politica e parlamentare di un Governo. Questo è il problema. E qui siamo al punto sul quale dobbiamo intenderci e farci intendere. Il nostro Paese ha il diritto o no di respirare con i polmoni con cui respirano tutte le democrazie? Lo so bene. Nella vita si fa quel che si può, e questa fase lo dimostra; ma è importante sapere ciò che si vuole e dove si vuole andare. L’Italia ha il diritto o no di costruire un bipolarismo saldamente costituzionale, temperato, flessibile che metta a confronto comunque progetti alternativi per il Paese? E aggiungo a questo una considerazione attuale più dirimente e più cogente ancora. Con il prossimo appuntamento elettorale o si descriverà una scelta fra progetti, forze politiche e campi di forze, aperti fin che si vuole ma alternativi, o l’alternativa si rischia di farla fra populismi e resto del mondo. Chi sottovaluta questo rischio, secondo me, non coglie il profondo sommovimento che c’è nel Paese e non legge correttamente l’evoluzione della crisi.

E qui siamo alla legge elettorale. Se ne discuterà in Parlamento, anche se la strada è intralciata dalla beffa costituzionale di PDL e Lega che stanno mettendo la riforma costituzionale in un vicolo cieco. Buttano la palla in tribuna per pure ragioni propagandistiche col rischio evidente di bloccare ogni elemento possibile e sensato di riforma. Dichiaro qui a questo proposito che noi siamo pronti a stralciare almeno la norma sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il ogni caso, di legge elettorale si discuterà e l’oggetto del contendere non è affatto oscuro. Abbiamo da parte della destra una preclusione verso il doppio turno di collegio. Per noi resta la proposta migliore. L’abbiamo da mesi depositata in Parlamento. Noi partiamo da lì. Davanti alle preclusioni della destra non ci arrendiamo all’idea di tenerci il porcellum che, lo abbiamo ripetuto mille volte, è una causa principe del discredito della politica. Siamo pronti a ragionare su soluzioni di compromesso ma non a rinunciare a due principi. Primo: i cittadini, e non solo quelli italiani, la sera delle elezioni devono sapere chi è in grado di organizzare e garantire credibilmente la governabilità e quindi chiediamo un credibile premio di governabilità. 

Questo è il principio. Un premio che a nostro avviso deve essere attribuito a chi arriva primo sia nella forma di una lista singola sia nella forma di liste collegate. Secondo: il cittadino deve poter decidere sul suo Parlamentare. Questo è il principio. Per noi ciò si attua nella forma del collegio, una forma nella quale i Partiti si mettono in gioco anche attraverso una persona e che consente nel tempo quel rapporto fra eletti e territorio che rinsalda una democrazia parlamentare. Questa è la posizione che noi affidiamo ai Gruppi Parlamentari nella ricerca di una soluzione. Quanto al resto, abbiamo ribadito mille volte che nella denegata ipotesi (come direbbe un avvocato) che rimanga il porcellum noi attiveremo meccanismi di partecipazione per le candidature che in ragione della legge elettorale che avremo siamo comunque intenzionati a promuovere. Propongo di fermarci qui, per non dare l’impressione sbagliata di essere quelli che a parole vogliono cancellare il porcellum e nei fatti si stanno acconciando a tenerselo. Perché non è così! Noi al porcellum non ci arrendiamo!

In ragione della legge elettorale ci sarà più chiaro come prospettare agli elettori quel patto di legislatura fra Progressisti e Moderati che resta la mostra proposta. Una proposta, come dicevo poc’anzi, che non ha nulla di tattico o di politicista ma che ubbidisce invece ad una tendenza di fondo europea, a fronte di destre compromesse e cedevoli verso il condizionamento di pulsioni populiste e regressive.



E’ da queste ragioni di fondo che derivano i punti di avanzamento visibili di questa nostra proposta, una proposta che solo un anno fa veniva descritta dai più come illusoria. Detto questo, a noi tocca prima di tutto organizzare il campo dei democratici e progressisti. Così come si è deciso in Direzione, lo faremo partendo da fondamentali contenuti di cui adesso parlerò e lo faremo non restringendo l’appello alle forze politiche ma allargandolo invece alle cittadinanze attive, ad associazioni e movimenti, agli amministratori, a personalità che si ritengono parte dell’area progressista. Toccherà necessariamente al PD attivare questo confronto. Lo farò a nome vostro attorno a pochi ed essenziali concetti, figli dei nostri valori e tali da esprimere coerenza con lo sforzo programmatico che abbiamo largamente svolto in questa stessa Assemblea Nazionale. In partenza, non ci perderemo in dettagli programmatici ma apriremo la discussione su quei cardini del progetto che possono delineare il campo dei democratici e progressisti e che lo fanno riconoscibile rispetto ad altre ispirazioni. 

Diremo cose che si dovranno capire. 

Diremo prima di tutto che l’Italia ce la farà, che ritroverà il suo posto nel mondo, che riconquisterà il suo futuro.

Diremo che per noi è la buona politica che deve accompagnare la riscossa del Paese; che abbiamo idee per legare il necessario rigore al cambiamento, all’equità, al riavvio della crescita; che non immaginiamo il destino dell’Italia fuori dall’Europa da costruire, fuori dai capisaldi della civilizzazione europea, fuori da una solidarietà attiva con chi nel mondo cerca la libertà, la dignità, i diritti, a cominciare dai popoli che vivono alla porta di casa nostra.

Diremo che siamo per una democrazia che rifiuta ogni scorciatoia e ogni primato del consenso sulle regole. Una democrazia saldamente costituzionale e che si allarga al civismo e alla partecipazione popolare, perché per noi il contrario di “populista” è “popolare”. Una politica che rivendica il suo ruolo ma riduce i suoi confini e conosce i suoi limiti. Una politica più sobria, meno invasiva e che costi meno, e che faccia vedere che se gli italiani devono tirare la cinghia la politica deve tirarla di più. Una politica che possa riformarsi anche attraverso una legge seria sui partiti. 

E una riforma delle istituzioni e della seconda parte della Costituzione nella logica di un sistema parlamentare efficiente e meno ridondante e pletorico; di un federalismo ben fondato; di un ruolo incisivo del Governo, di una funzione di equilibrio del Presidente della Repubblica. Apriremo la strada ad un meccanismo che, prendendo lezione dai fallimenti di trent’anni, consenta davvero di venirne a capo e di dare concreto valore costituente alla prossima legislatura. Tutto questo in ossequio ai fondamenti della nostra Costituzione, che è la più bella del mondo.

Diremo dell’Europa, che è casa nostra. Non c’è destino per l’Italia se non c’è destino per l’Europa e l’Italia deve essere protagonista del destino europeo. Questo destino si gioca nella lunga crisi. Se l’Europa si salva, si salva solo con risposte cooperative e comuni; quelle risposte inevitabilmente portano con sé convergenze economiche e fiscali ; quelle convergenze inevitabilmente portano con sé l’esigenza di rispondere al tema democratico. Dunque, Istituzioni europee rappresentative, un Parlamento pienamente responsabile, un Governo legittimato, formazioni politiche europee.

Affermiamo la primaria responsabilità dell’eurozona nel costruire il nuovo processo mantenendo le promesse inevase della moneta unica; perché se non si va avanti, si va indietro e indietro c’è un precipizio storico. Legislatura costituente dunque per l’Italia e per l’Europa e la chiamata a raccolta in Italia e in Europa di tutte le forze disponibili. Qui c’è il punto di discrimine fra noi e le destre. Le destre hanno messo sull’altare l’infallibilità e la libertà assoluta del liberismo finanziario promettendo poi una egoistica difesa dai suoi effetti alle nazioni, ai territori, alle corporazioni, e perfino alle etnie. E’ questa la radice dei populismi che ci disarticolano e che attaccano al cuore non solo l’economia ma i capisaldi della civiltà europea. Noi siamo contro sia al liberismo finanziario sia al populismo.

Diremo del lavoro. Il lavoro come cuore del progetto. Il lavoro dei produttori, delle persone che creano, pensano, operano, fanno impresa. Il lavoro che oltre all’antagonismo classico fra operai e impresa sta subendo una nuova forma di sfruttamento per garantire i guadagni e i lussi vergognosi della rendita finanziaria. E allora l’alleggerimento fiscale a carico di rendite di gradi patrimoni finanziari e immobiliari. E allora il contrasto alla precarietà ed alla competizione al ribasso. E allora la rottura della spirale perversa fra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti e la promozione di una migliore democrazia del lavoro. E l’occupazione femminile e giovanile, in particolare nel Sud, come misuratore dell’efficacia di tutte le politiche. Arriveremo a tutto questo recuperando competitività, lavorando su tutti i fattori di innovazione e modernizzazione favorendo una ripresa degli investimenti delle imprese.

Diremo del sapere e del primato delle politiche dell’istruzione e della ricerca e del contrasto alla drammatica caduta della domanda d’istruzione: l’abbandono scolastico, la riduzione delle iscrizioni all’Università, la dilagante sfiducia dei ricercatori; e la graduale riscossa della organizzazione e dei livelli di qualità dell’offerta formativa.

Diremo dello sviluppo sostenibile, dell’economia reale e della sua centralità, e di come giocare al concreto l’unica carta che abbiamo per rimettere in movimento nella globalizzazione il saper fare italiano: collegare cioè in ogni campo consumi, produzione e servizi alle frontiere della qualità, delle tecnologie digitali, dell’efficienza energetica, dell’ambiente.

Diremo dell’uguaglianza, in un Paese che è diventato fra i più disuguali del mondo. Anche qui prima di tutto un tema di regolazione europea e mondiale: afferrare cioè la ricchezza mobiliare e immobiliare che fugge nel mondo e rifiuta il vincolo della solidarietà. E poi la ridistribuzione per via fiscale e attraverso la garanzia dei fondamentali presidi del welfare, il diritto d’accesso dei giovani ai mestieri e alle professioni, un servizio-giustizia che funzioni per i diritti e la dignità di tutti i cittadini. I divari territoriali, finalmente in una logica di reciprocità fra il nord e il sud del paese. E sopra ogni cosa il dovere, politico e morale, di guardare sempre la società con gli occhi degli ultimi.
Diremo dei beni comuni e innanzitutto della sanità, dell’istruzione, della sicurezza, campi nei quali, per noi, in via di principio, non ci può essere né povero né ricco; e poi dell’energia, dell’acqua, dei beni culturali e ambientali, beni che non lasceremo in balia del mercato ma che dovranno avere responsabilità pubblica negli obiettivi, nella padronanza dei cicli e vivere quindi in un quadro di programmazione, di regolazione, di controllo.

Diremo della libertà d’informazione, dei conflitti d’interesse, delle legislazioni antitrust in ogni area del mercato contro posizioni dominanti, rendite di posizione, disprezzo del consumatore. 
Diremo dei diritti, dei diritti negati a cominciare da quello fondamentale e che li muove tutti e cioè della parità di genere; della democrazia paritaria, degli stereotipi della presenza delle donne nel lavoro e nell’impresa, dell’alleggerimento e della distribuzione del carico del lavoro di cura, della violenza infame contro le donne in ambiti familiari e amicali. Da lì cominceremo, senza fermarci lì, ma allargando lo sguardo e dicendo finalmente, come ho già detto, che un ragazzo figlio di immigrati che studia qui è un italiano. E dicendo finalmente, come ho già detto, che una coppia omosessuale ha diritto ad una dignità sociale e ad un presidio giuridico e che l’omofobia è una vergogna che va contrastata con la forza della legge.

Diremo queste ed altre cose. Non promettendo l’impossibile, non raccontando favole e senza cioè che mai possa esser messa in discussione la capacità nostra di tenere in tempi difficili la barra del rigore e di rispettare i vincoli europei che fino a quando non si modificano vanno rispettati; e di operare per alleggerire quel fardello del debito che ci zavorra.

Diremo tutto questo ma in particolare e non per ultimo, inviteremo tutti i progressisti a ragionare sulla loro responsabilità e sulla oro affidabilità. Non viviamo e non vivremo tempi ordinari. Il Governo dell’Unione ha lasciato una traccia profonda nella memoria degli italiani. Adesso c’è il PD. Dobbiamo saper mostrare che l’Italia potrà contare su un Governo e una maggioranza stabili e coesi. Ci sono dunque impegni che proporremo di sottoscrivere. Ad esempio quello di affidare alla responsabilità del candidato Premier una composizione del Governo snella, rinnovata, competente e credibile internazionalmente; quello di consentire una cessione di sovranità e cioè di sciogliere controversie su atti rilevanti attraverso votazioni a maggioranza dei gruppi parlamentari in seduta congiunta; quello di rispettare gli obblighi internazionali che valgono sempre finché non si modificano; quello di sostenere l’azione del Governo per la difesa della moneta unica e per la costruzione europea; quello di avanzare una proposta comune verso tutte le forze democratiche ed europeiste disposte a contrastare la deriva berlusconiana e leghista ed ogni forma di regressione populista; quello di mostrare nel campo progressista una civiltà di rapporti che renda davvero credibile agli occhi degli italiani la promessa di governabilità.

Voglio dirlo subito: non tutti questi elementi sono acquisiti, ma io propongo di tenerli ben fermi. 
Attorno a questi fondamentali elementi chiedo all’Assemblea il mandato a promuovere una discussione larga e aperta nel Partito e con i protagonisti politici, sociali e civici del campo progressista. 

Sulla base di questo confronto è nostra intenzione determinare un grande appuntamento di partecipazione per la scelta del candidato dei progressisti alla guida del Governo. Le primarie non le faremo da soli e dunque i tempi e i modi non li possiamo decidere da soli. Lasciatemelo dire con chiarezza: non si parlerà del PD, non sarà il congresso del PD. Si parlerà di Italia e di governo del Paese. Tuttavia possiamo certamente dire quali criteri proporrà il PD per delle primarie da tenersi, come è logico, in una ragionevole distanza dalle elezioni e cioè entro la fine dell’anno. A questo proposito dalla Direzione è venuto un criterio di apertura, un criterio che suggerisce di privilegiare l’allargamento della partecipazione piuttosto che l’allestimento di barriere. Sono personalmente molto convinto di questo criterio che corrisponde all’idea di investire, anche rischiando qualcosa, sul rapporto fra politica e società che oggi è largamente in crisi. In nome di questa stessa logica, mentre ho ritenuto giusto dichiarare da subito la candidatura del Segretario del Partito Democratico, anche in ossequio alle nostre regole statutarie, ho chiesto e chiedo tuttavia che questa non sia in via di principio una candidatura esclusiva. Avremo dunque modo, nel tempo giusto, subito dopo la ripresa, di investire l’Assemblea dei temi regolamentari e statutari e di prendere assieme le decisioni conseguenti.

Chiarito tutto questo, chiarito il percorso e a conclusione di questa relazione io invito con molta forza il gruppo dirigente a non disperdere in queste settimane la chiave giusta del nostro rapporto con il Paese. Qui noi non stiamo aprendo le primarie. Stiamo decidendo un percorso. Credo di aver chiarito quale sia il compito immediato che abbiamo: reggere e interpretare la transizione e cominciare ad illuminare una prospettiva di nuovo governo del Paese. La vita comune degli italiani sta subendo dei colpi e devo dire francamente che non arrivano buone notizie per l’immediato futuro. La preoccupazione di tanti scivola spesso verso l’ansia e la paura. La sfiducia diventa sempre più spesso vera tensione. Non possiamo stare in superficie. Non dobbiamo dare l’idea che siamo persi nel mucchio anche noi, in un teatrino che si agita a distanze stellari dal senso comune. Dobbiamo farci vedere sui problemi. Dove c’è un problema dobbiamo esserci. 

Chiarire e chiarire sempre chi ci ha portato fin qui, qual è il senso della nostra posizione oggi e che cosa abbiamo in mente noi per costruire un percorso nuovo.Mentre chiedo di non sottrarci, in nessun luogo, al confronto con le realtà più difficili e scomode, chiedo anche che si apra in ogni luogo una fase di contatti e di dialogo con i protagonisti sociali e civili e con le autorità morali. Se tocca a noi, è tempo di incontrare anche chi non abbiamo incontrato fin qui! Mettiamoci infine un po’ di sicurezza, di solidità e di fiducia. Ce lo dice la tragica realtà del terremoto che è anche una, seppur terribile, metafora. Non è detto che la buona politica debba restare sotto le macerie dei problemi. Assieme ad un luogo, ad una città, ad una fabbrica che rinasce può rinascere anche il rapporto fra una buona politica e i cittadini. Fuor di metafora, ecco dunque, la nostra fiducia, la nostra certezza: l’Italia e la buona politica riprenderanno la loro strada assieme, dandosi la mano.

venerdì 13 luglio 2012

FESTA PD A SAN GIORGIO DAL 13 AL 16 LUGLIO 2012

FESTA PD DAL 13 AL 16 LUGLIO
SAN GIORGIO
A San Giorgio è in programma la festa del PD da venerdì 13 a lunedì 16 luglio. Venerdì in apertura alle 19 i Giovani democratici di Mantova organizzano il SUmmer Contest San Giorgio 2012, concorso canoro aperto a gruppi musicali mantovani, seconda edizione. Sabato 14 alle 21.30 gran serata di ballo con l’orchestra spettacolo di Yanos Trevaini e alle 23 serata afro con Yanos Show. Domenica 15 in serata si balla con l’orchestra Tiziano Tonelli e lunedì 16 aperitivi in musica con dj e alle 21 dibattito politico con la partecipazione dell’ON. Cesare Damiano, già ministro del Lavoro. Dal 14 al 16 luglio funzionerà lo stand gastronomico con posti al coperto e piatti tipici della zona Sinistra Mincio come il risotto alla pilota, tortelli di zucca, fettuccine con germano e altre specialità.

giovedì 12 luglio 2012

MUTAMENTI IDROGEOLOGICI DOPO IL TERREMOTO: STUDI INDISPENSABILI


COMUNICATO STAMPA (pubblicato 11 luglio 2012)
Dopo il terremoto si apre una fase nuova. In questa prospettiva, mi pare evidente la rilevanza delle obiezioni espresse dal sindaco Angela Zibordi, a fronte del sisma di maggio e delle sue molteplici conseguenze, riguardo all'iter procedurale relativo alla richiesta di insediamento dell’azienda Wsr.  
 Mi pare fondamentale capire quali mutamenti idrogeologici e morfologici abbia causato il terremoto, cioè che cosa sia avvenuto non solo ‘sopra’ ma anche ‘sotto’ il nostro territorio. Questo vale per tutta l’area colpita dal sisma e, a maggior ragione, interessa un comune come San Giovanni del Dosso, dove i cittadini hanno espresso per mesi i propri timori e i propri dubbi sull’attività di bonifica di terreni inquinati da parte dell’azienda Wsr che si vorrebbe insediare. L’amministrazione provinciale in più occasioni ha ribadito la volontà di essere vicina ai territori, agli enti locali e ai cittadini. Credo che la riflessione posta dal sindaco Zibordi offra una buona occasione per dimostrare il risvolto concreto di tali principi. Chiedo perciò all'amministrazione provinciale di condividere con il sindaco di San Giovanni le problematiche che ha messo sul tavolo,  mettendo a disposizione sia i propri apparati tecnici che le proprie competenze per effettuare degli approfondimenti che ritengo necessari e doverosi in tutta l’area del sisma.  I comuni piccoli hanno bisogno della vicinanza delle amministrazioni di livello superiore, le quali devono  rafforzare l'attenzione sulle singole realtà dove i problemi, ora, vanno esaminati secondo nuove prospettive. Dopo il 20 maggio, le risposte non possono più essere le stesse e le questioni richiedono nuovi approfondimenti, per dare risposte certe ai cittadini. Sono certo che l’amministrazione provinciale non verrà venir meno a questo compito.
Massimiliano Fontana
Segretario provinciale PD 

INVESTIRE IN CULTURA, PER LA CRESCITA E LO SVILUPPO

Il nostro territorio è stato ferito e sta soffrendo. Le attività commerciali, turistiche, alberghiere, i musei, le imprese agricole e artigiane già messe a dura prova dalla crisi, sembrano in questi giorni bui non vedere nessuna luce. Ma è proprio questo il momento in cui bisogna stringere più che mai i denti, resistere e dopo lacrime e sangue, trovare la forza e lo slancio per reagire.  Fino a pochi giorni fa, bastava girare per i vicoli della nostra città, per ascoltare i commenti dei visitatori di passaggio per capire che Mantova e la nostra provincia sono luoghi bellissimi, estremamente accoglienti, dotati di un fascino e di una suggestione speciali. Non ci manca  proprio nulla: abbiamo arte, architettura, paesaggio, enogastronomia, agricoltura, manifatture d’eccellenza, il tutto concentrato in un territorio di ridottissime dimensioni. Proprio adesso, di fronte alle ferite subite, dobbiamo rilanciare il nostro patrimonio, valorizzare ciò che possediamo e impegnarci affinché tutto torni ad essere anche meglio di come era prima. Ora più che mai, dobbiamo credere nelle nostre capacità, nella nostra grande e inarrestabile voglia di fare e di ricostruire per ricominciare. Una speranza di crescita, sviluppo e di ritorno alla normalità, non possono prescindere dal ripristino dell’integrità del sistema museale cittadino e provinciale messo a dura prova dai recenti episodi sismici. I musei non sono inutili contenitori di “velleità culturali”, ma sono delle vere e proprie aziende che danno lavoro alle persone e lustro alla città. Non si può pensare a Mantova senza immaginare Mantegna, la Camera Picta, Palazzo Te o l’unicità di Palazzo della Ragione e della meravigliosa Torre dell’Orologio. Gli esempi potrebbero continuare all’infinito o quasi pensando ai tesori d’arte,  pressoché sconosciuti  ai più, che popolano la nostra provincia. Proprio per questo, è ora di rivalutare seriamente le potenzialità economiche offerte dal patrimonio storico-artistico mantovano e iniziare seriamente, una volta per tutte, a pianificare opere di restauro e valorizzazione che incrementino la crescita economica del territorio. Specialmente adesso, per sopravvivere ma soprattutto uscire vittoriosi da questa difficile situazione, dobbiamo credere in noi, nella ricchezza, nella bellezza, nelle potenzialità che il nostro territorio, anche se offeso, possiede. La nostra piccola ma orgogliosa provincia, può contare su risorse uniche che hanno in sé tutti gli elementi per creare  le basi di un nuovo sviluppo sostenibile, giusto e duraturo. Investendo sui nostri gioielli artistici, sui musei e sulle bellezze che tutti ci invidiano, possiamo non solo farcela, ma soprattutto, alla faccia dei tagli e della crisi, trovare una nuova via di sviluppo e  di crescita per il futuro.
 Benedetta Lorenzi
Segretario Circolo PD Roverbella

FONTANA: PRIMI A CHIEDERE UN COORDINAMENTO TRA LOMBARDIA ED EMILIA

LETTERA AL DIRETTORE DELLA GAZZETTA (pubblicata il 12 luglio 2012)
Ero presente all’incontro tra il Presidente Nazionale Anci Graziano Del Rio e i sindaci mantovani dei comuni colpiti dal terremoto e con piacere ho registrato che il Partito Democratico di Mantova ancora una volta si è dimostrato in sintonia con le esigenze dei territori. Mi riferisco in particolare  alla proposta del presidente Delrio, accolta con un applauso dai sindaci, di chiedere al governatore dell’Emilia Errani e al governatore della Lombardia Formigoni di istituire un coordinamento interregionale attraverso il quale coordinare gli interventi in tutta l’area del terremoto. Giusto una settimana prima, lunedì 5 luglio, si era svolto a Bologna un incontro tra una delegazione mantovana del Partito Democratico e un gruppo di esponenti del PD referenti dell’area emiliana. In quella riunione avevamo chiesto che la prospettiva comune fosse quella di allinearci all’evidenza dei fatti, e cioè che il sisma è ‘uno’ ed è quello “della Bassa”.
Abbiamo evidenziato che esiste storicamente una forte interazione tra queste regioni ed in particolare con i paesi del modenese e del reggiano dove molti mantovani lavorano, così come i servizi commerciali e sanitari del mantovano sono utilizzati da molti cittadini modenesi e reggiani dell’area colpita. Su queste basi abbiamo chiesto una maggiore interazione tra i Commissari regionali,  e anche tra i commissari stessi ed il governo, invitando a programmare interventi ed iniziative con una regia comune. Abbiamo indicato, come esempio positivo, il progetto di interrelazione sovra-regionale attivato tra i sistemi bibliotecari di Mantova, Reggio Emilia e Modena. Un altro punto che abbiamo espresso con convinzione in più sedi istituzionali, oltre che al tavolo di Bologna, è la necessità di ripartire dai bisogni dei Comuni, i quali debbono essere il perno della ricostruzione. Anche qui ho registrato una grande sintonia con tutti i sindaci presenti all’incontro di Pieve. Per questo abbiamo particolarmente apprezzato la proposta del presidente Anci, che è arrivata a conclusione di un dibattito intenso e appassionato: su questo punto, quindi,  credo non si possa più tornare indietro.
Il nostro partito si è mosso fin dalle prime ore dopo il terremoto e, senza particolari clamori, stiamo facendo la nostra parte sostenendo gli enti locali nelle loro richieste e necessità per avviare la ricostruzione, dopo aver messo a disposizione quanto concretamente potevamo per aiutare i cittadini durante la fase dell’emergenza. Il nostro impegno continua al fianco dei sindaci e dei cittadini, perché crediamo che questo sia il compito del fare politica: non gridare proclami ma esserci.
Massimiliano Fontana 
Segretario provinciale

martedì 10 luglio 2012

DICHIARAZIONE DI VOTO ON. CARRA SUL D.L. 74 PER IL SISMA

CAMERA DEI DEPUTATI. Seduta 663 - (martedì 10 luglio 2012)
Discussione del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 74 del 2012: Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici che hanno interessato il territorio delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo, il 20 e 29 maggio 2012 (A.C. 5263-A).
Dichiarazione di voto e posizione della questione di fiducia dell’On. MARCO CARRA, Partito Democratico
Signor Presidente, sono grato al mio gruppo per avermi offerto l'opportunità di intervenire in dichiarazione di voto sulla fiducia. Ovviamente non lo dico per me, ma perché interpreto questo gesto come l'ulteriore dimostrazione della grande attenzione che il Partito Democratico ha rivolto a tutte le zone colpite dai terremoti del 20 e 29 maggio scorsi. Quell'attenzione che, da mantovano, non ho riscontrato purtroppo nel sistema dell'informazione nazionale. È un gesto, quello del mio gruppo, tanto più rilevante se si considera il nostro tangibile impegno, l'impegno del gruppo appunto, e penso in particolare ai deputati lombardi che, unito a quello degli altri gruppi, ha consentito al Parlamento di rimediare alle singolari disattenzioni del Governo, il quale in alcune parti del decreto ha completamente dimenticato la Lombardia (e quindi Mantova) ed il Veneto (e quindi Rovigo). Oggi queste lacune sono state colmate. Ma sono anche altri ovviamente i cambiamenti introdotti nella discussione parlamentare e in Commissione ambiente, cambiamenti nei confronti di un decreto che, se ha risposto all'esigenza immediata di offrire strumenti per affrontare l'emergenza, presentava appunto numerose falle. Ecco perché per noi questo non può che essere il primo (e sottolineo il primo) di una serie di passi e di provvedimenti che dovranno essere assunti per un'area, per una terra che non chiede assistenza ma che è consapevole che da sola non riuscirà a risollevarsi compiutamente nonostante la straordinaria reazione che da subito si è registrata. Dicevo dei miglioramenti introdotti in Commissione ambiente, la quale dal mio punto di vista ha svolto un lavoro fecondo, lavoro che sminuisce il valore politico della fiducia posta dal Governo. In sostanza, si tratta semplicemente di velocizzare i tempi, e questo lavoro io credo ha rappresentato una valorizzazione del contributo offerto da tutti i gruppi parlamentari. In questo quadro, intendo sottolineare il ruolo competente, propositivo e determinato del Partito Democratico. Per quanto riguarda i miglioramenti - ne cito alcuni rapidamente -, sono stati eliminati quei vincoli per le agibilità sismiche per quelle imprese non danneggiate; è stata allargata la platea dei soggetti beneficiari dei contributi. Penso ai consorzi di bonifica, ai servizi sociali e socio-sanitari. Penso ai prodotti DOP ed IGP, e qui entriamo nell'ambito dell'agroalimentare (in particolare il Parmigiano reggiano e il Grana padano). Penso al fatto che è stata recuperata una disponibilità importante, 120 milioni di euro, per la sicurezza delle scuole, e di 5 milioni di euro per iniziare il recupero del nostro ingente patrimonio storico, artistico, culturale e religioso. È stata, inoltre, inserita un'importante norma che salva i bilanci delle imprese casearie che hanno vissuto il cosiddetto atterraggio di migliaia e migliaia di forme di parmigiano e di grana padano. Restano tuttavia numerosi i nervi scoperti. Il differimento del pagamento di imposte e contributi, che stiamo portando al 30 novembre 2012, deve essere ulteriormente esteso ed il loro recupero deve essere sostanzialmente rateizzato, come avvenuto per altre tragedie simili. Va modificato il Patto di stabilità per gli enti locali e occorre consentire ai comuni di recuperare le mancate entrate derivate dalle sospensione dei pagamenti delle imposte
e dei tributi. Da questo punto di vista ci sono, su queste due questioni, due impegni precisi del Governo che noi ci auguriamo si vorranno in qualche modo onorare. C'è tuttavia la necessità di incrementare le risorse messe a disposizione (2 miliardi e mezzo di euro), considerato che i danni sono abbondantemente superiori a questa cifra. E credo sia importante in questo contesto evidenziare che il dimezzamento dei rimborsi ai partiti è andato a buon fine, smentendo polemiche pretestuose delle settimane scorse. Consentitemi, infine, di dire che si dovrà prestare grande attenzione a quelle città d'arte - penso a Ferrara e Mantova - danneggiate pesantemente nel loro patrimonio artistico e culturale. Un capitolo particolare lo voglio dedicare alle regioni, al fatto che nel decreto-legge si individuano i presidenti di regione quali commissari per la ricostruzione. Una scelta condivisibile. I presidenti di regione sono e dovrebbero essere vicini al territorio. I colleghi emiliani del mio gruppo hanno giustamente elogiato il lavoro svolto dal commissario, presidente della regione Emilia-Romagna, Errani. Condivido il giudizio, lo condivido con qualche invidia e vivendo al confine con l'Emilia sono in grado di confermarlo. Noi lombardi non possiamo dire altrettanto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Su una tragedia simile non mi interessa far polemica e ho peraltro grande rispetto per altri livelli istituzionali che, tuttavia, hanno grandi responsabilità in tema di ricostruzione. Avremmo voluto che il nostro commissario si fosse attivato più tempestivamente e avesse agito di più e meglio nei confronti di un territorio, il mantovano e, nello specifico, il basso mantovano, verso il quale non ha mai avuto una particolare attenzione. Ebbene, in quel contesto territoriale ci sono numerose comunità, tra le quali la mia, ferite e colpite nella loro identità, nei loro simboli, nella loro economia. Avremmo voluto che avesse interpretato in modo più elastico le norme in materia di agibilità sismica per le imprese non danneggiate, come ha fatto il commissario dell'Emilia. Avremmo voluto che avesse consegnato un po' più rapidamente l'elenco delle scuole inagibili o danneggiate. Questa cosa è avvenuta solo qualche giorno fa a fronte, viceversa, dell'intervento dell'Emilia in termini assolutamente più tempestivi. Vorremmo che uniformasse la disciplina per la sicurezza delle scuole a quella dell'Emilia. Soprattutto vorremmo che non polemizzasse per la ripartizione dei fondi, visto che all'articolo 2, comma 2, si sostiene che, su proposta dei presidenti delle regioni, è stabilita la ripartizione del fondo. Quindi, chiediamo al nostro commissario di cosa sta parlando. Noi vorremmo, da parte del nostro commissario, un atteggiamento differente, vorremmo che ci fosse un cambiamento di passo, vorremmo collaborare. Da questo punto di vista siamo disponibili anche ad abbandonare ovviamente bandiere e casacche. Dal canto nostro, proseguiremo questo cammino, che vedrà il Partito Democratico fortemente impegnato nei territori e in Parlamento. Lo dobbiamo ad una terra che ha dato molto all'Italia in termini di ricchezza materiale prodotta e in termini di ricchezza culturale, civile e sociale. Lo dobbiamo alla memoria delle oltre venti vittime, ai loro familiari, ai tanti feriti, agli sfollati, agli imprenditori e ai lavoratori che hanno consentito la nascita e la crescita di distretti fondamentali per l'economia del Paese. Lo dobbiamo ai volontari e alle loro associazioni, agli amministratori locali, ai sindaci, agli amministratori provinciali, che con pochi mezzi e pochi strumenti sono in prima linea nel tentativo di dare risposte ai loro cittadini. In conclusione, pur nella consapevolezza, ribadisco, che questo per noi è il primo passo e che molto resta da fare per superare questa autentica emergenza nazionale, e pur nella consapevolezza che al nostro Paese serve una legge specifica sulle catastrofi, voteremo la fiducia, riconfermando la nostra lealtà nei confronti del Governo ed il nostro costante impegno per la ricostruzione. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)

FESTA PD A MARMIROLO

MARMIROLO.
Dal 13 al 15 luglio è in programma a Marmirolo la Festa del Partito Democratico, organizzata nell’area feste dal locale Circolo PD per la prima volta insieme al Circolo PD di Roverbella. Durante la festa sarà in funzione uno stand con varie specialità gastronomiche e tutte le sere musica e ballo. Venerdì 13 luglio alle 21 ballo liscio con Manuel e Giusy. Sabato 14 luglio ballo liscio con Giacomo Zanna. Domenica 15 luglio serata danzante con l’orchestra di Sandy e gran serata finale lunedì 16 luglio musica e canzoni con l’orchestra “I Millennnio Band”. Nel menù della festa: tortelli con il burro o la salsiccia, risotto, fojade alla boscaiola e tris di primi; fritto misto, Roast Beef, bistecca di cavallo, grigliata mista di carne, pollo con patatine fritte, luccio in salsa con polenta.

UNA RISPOSTA CIVICA ALLA MAFIA

LETTERA AL DIRETTORE DELLA GAZZETTA (pubblicata il 10 luglio 2012)
Nei mesi passati, dopo gli episodi sospetti verificatisi in vari  comuni della nostra provincia, avevamo chiesto alle istituzioni, alle forze dell’ordine e ai cittadini di rivolgere particolare attenzione ad ogni aspetto che potesse contribuire alla doverosa lotta contro quei crimini di stampo mafioso. All’indomani del grave attentato nei confronti del magistrato Giulio Tamburini esprimiamo la nostra vivissima preoccupazione rispetto alla recrudescenza delle azioni compiute dalla criminalità organizzata, a cui pare essere attribuibile ancora una volta la matrice del vile gesto. Ci sentiamo vicini prima di tutto al dr. Tamburini e alla sua famiglia, a cui esprimiamo la nostra totale solidarietà, che estendiamo a quanti sono impegnati professionalmente nelle forze dell’ordine e nella magistratura in un momento difficile come questo. Assicuriamo il nostro massimo impegno, come Partito Democratico, per favorire e diffondere quella cultura della legalità che è l’indispensabile sostrato che solo può preservare la nostra società dalle infiltrazioni di stampo criminoso e mafioso. Soltanto la massima sensibilizzazione sul valore civico di essere cittadini uguali davanti alla legge e nel rispetto della legge può respingere con fermezza il tentativo delle organizzazioni mafiose di insinuarsi nel nostro vivere quotidiano. Per questo noi ci impegniamo a contribuire con ogni sforzo affinché da Mantova e dai mantovani arrivi una risposta civica all’altezza della sfida che le forze criminali stanno lanciando contro il nostro territorio. 
Massimiliano Fontana
Segretario Provinciale PD 

sabato 7 luglio 2012

FONTANA: L’INDIFFERENZA DI BENEDINI

COMUNICATO STAMPA
Colpisce l’indifferenza dell’assessore comunale Benedini, il quale afferma che il destino dell’area Lagostello non rappresenta una priorità, all’indomani della sentenza del Consiglio di Stato che ne sancisce definitivamente l’inedificabilità assoluta.
Benedini si è sempre dichiarato sensibile alle questioni ambientali e l’impegno profuso dal Comune di Mantova dovrebbe indurlo ad attivarsi affinché 1) l’amministrazione Sodano si disponga in sintonia con le idee di riqualificazione proposte dalle associazioni e dai cittadini, e 2) affinché la stessa metta tutto il proprio impegno per fare in modo che quel ricorso annunciato dalla proprietà alla Corte Europea, che il sindaco ritiene insidioso, possa avere un esito favorevole per la comunità  mantovana, con le motivazioni che il Comune riuscirà a produrre. Ritenere non importante il futuro di un’area che è considerata un monumento da tutelare rappresenta una forte stonatura politica e culturale, non degna di chi ha chiesto il voto ai mantovani spergiurando sull’amore per la propria città.
Massimiliano Fontana
Segretario provinciale PD Mantova

venerdì 6 luglio 2012

DAL 12 AL 15 LUGLIO FESTA DEMOCRATICA A BORGOFORTE

FESTA PD DAL 12 AL 15 LUGLIO
BORGOFORTE
Dal 12 al 15 luglio Festa del Partito Democratico e di Borgoforte Democratico nell’area polivalente (in zona rondò) di Romanore. 
Giovedì 12 e venerdì 13 Orchestra Blue Harmony con ballo liscio e la musica dei favolosi anni ’60. Sabato 14 luglio serata Rock&Blues con ‘Cick Turina Band’. Domenica 15 luglio alle ore 13 pranzo di solidarietà (antipasto, primo, secondo e contorno 15 euro) ed il ricavato sarà devoluto in favore delle popolazioni colpite dal terremoto. E’ gradita la prenotazione presso la cassa dela festa o telefonando al 335/1006934. In serata con inizio alle 21 serata di balli latino americani con l’animazione di Fianschino. Stand gastronomico con specialità locali e piatti etnici.  

DAL 26 LUGLIO AL 5 AGOSTO FESTA DEMOCRATICA A PIADENA

FONTANA: E' IL SISMA DELLA BASSA, NON DELL'EMILIA

COMUNICATO STAMPA (pubblicato il 6 luglio 2012)
Nella giornata di oggi una delegazione del Partito Democratico di Mantova ha incontrato a Bologna un coordinamento politico del PD sul terremoto. All’ordine del giorno della riunione, ricostruzione e modello organizzativo nell’area colpita dal terremoto. Della delegazione mantovana facevano parte il segretario provinciale Fontana, la vice presidente provinciale Giovanna Martelli, il consigliere regionale Giovanni Pavesi, i sindaci di Suzzara e di Pegonaga Wainer Melli e Dimitri Melli ed il responsabile provinciale enti locali del PD Vanni Marchetti. Dell’incontro sono informati anche i deputati Carra e Colaninno, in questi giorni impegnati alla Camera.
Fontana ha espresso la convinzione che i primi passi della ricostruzione debbano veder lavorare in sinergia i Commissari di Lombardia ed Emilia Romagna.
“Bisogna considerare che è avvenuto un solo sisma, il sisma “della Bassa”, non il sisma dell’Emilia, della Lombardia o del Veneto. Una forte interazione esiste da decenni tra queste regioni ed in particolare tra i paesi del modenese, dove molti mantovani lavorano, e i servizi commerciali e sanitari nel mantovano, di cui usufruiscono molti modenesi, colpiti dell’area colpita. Di questo bisogna tenere conto facendo una valutazione attenta delle risorse che tenga conto che i cittadini vivono quotidianamente superando i confini provinciali e regionali e che debbono trovare risposte che arrivino da entrambe le realtà.
Abbiamo chiesto che vi sia una maggiore interazione tra i Commissari regionali ed il governo. Sia perché crediamo che interventi ed iniziative dovrebbero essere programmati con una regia comune, sia per poter interloquire di questa impostazione anche con il governo, in particolar modo con i ministri dello  sviluppo economico, dell’ambiente e della cultura. Un esempio positivo da tenere presente, che nasce da un progetto di interrelazione sovra-regionale,  è quello che è stato attivato tra i sistemi bibliotecari di Mantova, Reggio Emilia e Modena, di cui è stato presentato un progetto comune. Sulla scorta questa impostazione occorre lavorare mettendo in rete comuni, province e regioni.
E’ necessario ripartire dai bisogni dei Comuni, i quali debbono essere il perno della ricostruzione. Per questo, a nostro avviso, il coordinamento deve essere tra Comuni e Province. Ad essi il Commissario regionale deve mettere a disposizione tutti gli strumenti che i decreti gli affidano, a partire dalla Cassa Speciale poiché questa consente di ovviare al grave tema del patto di stabilità da parte dei Comuni e delle Province. Durante l’incontro si sono toccate anche le questioni relative alla ricostruzione delle abitazioni, dello sviluppo economico, del patrimonio pubblico e monumentale”.      
Massimiliano Fontana
Segretario provinciale

giovedì 5 luglio 2012

DOMENICA 8 LUGLIO “Il CINEMA DI CARTONE” CON IL PD

CANNETO SULL’OGLIO
Il Circolo del Partito Democratico di Canneto sull’Oglio ha organizzato una bella iniziativa culturale che si terrà  DOMENICA 8 LUGLIO  alle 20.30  nella Sala Consiliare di Canneto. Si tratta della presentazione del libro “Il cinema di Cartone (animato)”, con la presenza dell’autore  Roberto Ormanni. Da Topolino e Paperino a Braccobaldo, Biancaneve, Betty Boop, Braccia di Ferro, passando per Wile il Coyote e Bee-beep , Tom e Jerry,Mazinga , Goldrake, Candy Candy, i Flintstones, i Simpson, fino ai Puffi, l’Era Glaciale ,Shrek, Cattivissimo me, Toy Story e ai webtoon: questo è il libro più completo della storia e sulla Storia, i personaggi , i retroscena ,i miti e le fortune dell’universo dei cartoni animati.  L’evento sarà introdotto dall’animazione dell’Associazione Culturale La Corte della Carta con il laboratorio ‘Piccolo Circo’.  Clave, palline, piatti cinesi, trampoli e attrezzi di equilibrio aspettano giovani abili e coraggiosi; saranno messi a disposizione di bambini, ragazzi ed adulti attrezzi di giocoleria circense e si insegneranno dei semplici esercizi.  All’evento i bambini dovranno essere accompagnati da un adulto. Roberto Ormanni è giornalista, direttore del settimanale “Il Parlamentare.it” e di “Golem informazione”, è autore del musical teatrale “Due Carissimi Nemici”, ha collaborato alle trasmissioni ‘Quelli della Notte’ e ‘Indietro Tutta’ di Renzo Arbore, alle sceneggiature della serie a cartoni animati Ulisse prodotta da RaiDue. 

martedì 3 luglio 2012

DAL 5 AL 15 LUGLIO FESTA PD A SAN BENEDETTO PO

SAN BENEDETTO PO
Festa Democratica ‘On the Road’ quest’anno a San Benedetto Po. Organizzata dal Circolo PD locale, questa è la prima festa del PD nell’area colpita dal sisma e, ad un mese dalle prime scosse, la manifestazione vuole essere soprattutto un “Evento per la rinascita della Comunità”.  La Festa Democratica non si terrà, come gli anni scorsi, nella tensostruttura comunale allestita nel parco, che è utilizzata per lo svolgimento delle attività religiose e civili in seguito ai danni causati dal terremoto. La Festa del PD è perciò emigrata sull’asfalto di via Bertazzoni, di fronte alle scuole medie, dove sono stati allestiti lo stand gastronomico e il bar. Lo spazio per gli spettacoli e i dibattiti resta invece nella stessa area del parco dove si trovava gli anni scorsi. Ecco il programma della Festa Democratica On the Road di San Benedetto Po. Dal 5 al 15 luglio, in via Bertazzoni, sarà in funzione dalle ore 20 in poi  lo stand gastronomico con piatti tipici mantovani, pesce di mare e pizzeria. Dalle 21 tutte le sere spettacoli e musica ad ingresso libero secondo il seguente programma: giovedì 5 luglio tombola di solidarietà con Acra e i Tigli; venerdì 6 luglio il Gruppo Giovani organizza il concerto Rising Crowd, Lucarioli & the smoking Ape; sabato 7 luglio si balla con l’orchestra Maurizio Medei e domenica 8 luglio ancora una serata danzante con l’orchestra Mirko Bellutti; lunedì 9 luglio dibattito politico sul tema “Agenda del PD per la ricostruzione”. A seguire la commedia della Compagnia dialettale “La Soffitta” di Bondanello intitolata “Li cà del Vent”. Martedì 10 luglio serata di musica con il gruppo anni ’60-’70 “La Chance”, mercoledì 11 luglio lo spettacolo per bambini “Inseguiamo la lucciola” con le marionette di Giorgio Gabrielli, poi angolo lettura per i bambini. Giovedì 12 luglio serata di canzoni e musica con Isa Santachiara; venerdì 13 luglio serata giovani con dj Giangio “Afro sotto le stelle”. Sabato 14 luglio si balla il liscio con l’orchestra d Patti Stella e domenica 15 luglio serata danzante e gran finale con l’orchestra Daniela Rosy e la sua orchestra.